Le malattie degenerative della retina comprendono un ampio gruppo di patologie, che spaziano da forme genetiche rare fino a disturbi metabolici comuni, come la retinopatia diabetica, e a condizioni multifattoriali come la degenerazione maculare legata all’età (AMD). Quest’ultima rappresenta la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati e richiede lo sviluppo di terapie efficaci basate su una profonda conoscenza dei meccanismi biologici alla base della malattia.
Un elemento chiave nello sviluppo di queste patologie è rappresentato dall’alterazione dell’autofagia, un processo cellulare fondamentale per il riciclo e la degradazione di componenti cellulari. In particolare, un difetto dell’autofagia nella retina esterna, e soprattutto nell’epitelio pigmentato retinico (RPE), è considerato un fattore determinante nell’insorgenza dell’AMD e di altre degenerazioni retiniche.
L’RPE è particolarmente vulnerabile a causa delle sue elevate richieste metaboliche, legate al consumo di ossigeno e alla necessità di degradare proteine, lipidi, zuccheri e organelli cellulari come i mitocondri. Questi processi sono regolati da sistemi di “pulizia cellulare”, come il proteasoma e l’autofagia, sotto il controllo del complesso enzimatico mTOR. Grazie a questi meccanismi, l’RPE svolge un ruolo essenziale nel supporto dei fotorecettori, facilitando lo scambio di nutrienti e la gestione dei prodotti di scarto.
Numerose proteine sono coinvolte nel mantenimento dell’autofagia nella retina. Studi su modelli animali hanno dimostrato che la perdita di proteine pro-autofagiche porta allo sviluppo di quadri patologici simili all’AMD e ad altre degenerazioni retiniche. Al contrario, l’aumento dell’attività autofagica può contrastare tali processi degenerativi.
Nonostante queste evidenze, il ruolo delle proteine fondamentali che avviano l’autofagia, come la Beclin1, è stato poco indagato. Questa proteina è cruciale per la rimozione di lipidi, glicogeno e mitocondri danneggiati ed è coinvolta nell’interazione tra diversi tipi di autofagia (mitofagia, lipofagia e glicofagia), processi spesso alterati nelle malattie retiniche.
Inoltre, la Beclin1 è in grado di sostenere l’autofagia indotta da stimoli ambientali, come la luce, contribuendo così al mantenimento dell’integrità retinica.
Alla luce di queste premesse, il presente studio utilizza un modello murino con una ridotta espressione di Beclin1 (topi eterozigoti per il gene BECN1) per analizzare le alterazioni che si sviluppano nei diversi strati della retina durante l’invecchiamento.

