Quanti colori vede il nostro occhio?

9 Gennaio 2024

Tutti amiamo i colori, che rendono il mondo intorno a noi variegato e affascinante e che ci trasmettono ogni sorta di emozione. Ma quanti colori vede il nostro occhio? E che ruolo ha la luce nella creazione delle sfumature cromatiche?

Biologicamente, la possibilità di vedere il colore di un oggetto è data dalla capacità dei nostri occhi di percepire la luce che quel colore stesso riflette. Per questo motivo, anche se i colori possono essere misurati e classificati in base a criteri fisici univoci, ciascuna persona li vede in modo soggettivo: il loro aspetto definitivo dipende infatti da come il cervello reagisce agli stimoli della luce riflessa.

quanti colori vede il nostro occhio

In altre parole, ciascuno di noi vede ogni oggetto in una sfumatura cromatica leggermente diversa rispetto a come lo vede un’altra persona.

Che cosa sono i colori?

I colori sono la percezione sensoriale visiva di radiazioni elettromagnetiche comprese in ciò che viene chiamato lo “spettro visibile”. Tale percezione è strettamente connessa alla natura della luce, alla sua ricezione da parte dei nostri occhi e alla capacità del nostro cervello di rielaborarla.

Come scoperto nel XVII secolo da Isaac Newton, facendo passare un fascio di luce attraverso un prisma esso si scompone in sette raggi di diverso colore, percepibili dai nostri occhi: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola.

A differenza di come avviene nei vegetali, che possono ricevere e sintetizzare la luce bianca, quindi “integra”, noi esseri umani abbiamo bisogno di scomporla per poterne percepire le diverse tonalità cromatiche che la costituiscono.

Perché vediamo i colori?

Dato che la maggior parte degli oggetti non brilla di luce propria colorata, l’aspetto cromatico è determinato dal riflesso della luce su di essi.

Ogni oggetto infatti assorbe alcune lunghezze d’onda elettromagnetiche specifiche e ne riflette altre. Dato che la luce è composta da frequenze cromatiche differenti, possiamo dire di vedere un preciso colore in quanto percepiamo soltanto la sua radiazione luminosa riflessa e non tutte le altre, che vengono assorbite dall’oggetto stesso.

Dalla mescolanza in diverse proporzioni delle sette tonalità principali derivano tutte le sfumature di colore intermedie. Fanno eccezione il nero e il bianco: il nero si percepisce quando tutti i colori vengono assorbiti dall’oggetto, il bianco quando tutte le frequenze cromatiche vengono riflesse.

Il meccanismo sensoriale che permette questa nostra percezione avviene all’interno della retina, la parte del nostro occhio che serve a distinguere le immagini.

Nella retina sono presenti delle cellule fotorecettrici, specializzate cioè nella ricezione della luce, chiamate “coni”. I coni si suddividono in tre tipologie, ciascuna delle quali percepisce meglio alcuni colori e meno altri. Le informazioni raccolte vengono poi trasmesse al cervello, più precisamente alla parte chiamata “corteccia visiva” e alle cosiddette “aree associative”, che processano i dati ricevuti e ci consentono di riconoscere la sfumatura di colore che stiamo osservando.

Come tutti sappiamo, i colori vengono distinti meglio quando c’è luce a sufficienza. A seconda del livello di luce, infatti, la visione si modifica, assumendo tre tipi di caratteristiche:

  • Visione fotopica – Questo tipo di visione si verifica quando la luce è più elevata. La luminosità viene percepita dai coni, responsabili, come visto, della percezione dei colori.
  • Visione scotopica – Questo tipo di visione si verifica quando la luce è molto bassa. La luminosità viene percepita da fotorecettori della retina diversi dai coni, chiamati “bastoncelli”, che non hanno quasi nessuna influenza sulla percezione dei colori.
  • Visione mesopica – Questo tipo di visione si colloca in uno stadio intermedio. Sia i coni sia i bastoncelli forniscono segnali alla corteccia visiva.

Quanti colori siamo in grado di vedere?

La combinazione di informazioni provenienti dalle tre tipologie di coni ci permette di distinguere uno spettro di tonalità estremamente ampio, considerando le migliaia e migliaia di sfumature che intercorrono tra un colore principale e il successivo.

Non è ancora stato possibile stabilire con certezza quanti siano i colori che i nostri occhi sono in grado di percepire. Si stima però che siano circa 10 milioni. Una cifra stupefacente, che ci fa rendere conto di quanto sofisticato, efficiente e meraviglioso sia il nostro apparato visivo.

Se pensiamo alla complessità cromatica del mondo che ci circonda, la nostra capacità di percepirne anche le più piccole tonalità risulta un vero e proprio miracolo. E questo in particolare se consideriamo come la percezione dei colori influisca anche sulle nostre emozioni e sui nostri sentimenti, arricchendo la nostra vita in modo inestimabile.

Funzione fotica dell’occhio e fotobiomodulazione

Come visto, i nostri occhi sono intrinsecamente legati alla luce per quanto riguarda la percezione dei colori. L’occhio umano ha infatti almeno due funzioni principali, nei confronti delle quali la luce svolge un ruolo chiave:

  1. Funzione visiva – è la funzione che tutti conosciamo, quella che ci permette di percepire le forme, i colori e i movimenti del mondo che ci circonda, ma anche di renderci conto della profondità, della distanza, dell’altezza.
  1. Funzione fotica – è la funzione di ricezione del “fotos”, ossia la luce stessa. L’occhio non è infatti un punto d’arrivo per la luce ma una sorta di portale che le permette di entrare nel nostro organismo (1).

Questa seconda funzione è in realtà la più importante, in quanto consente al corpo, attraverso la sintesi della luce, di incamerare energia e di riattivare alcune sue funzioni vitali.

La funzione fotica è alla base infatti anche di un particolare trattamento clinico che consiste in un irraggiamento luminoso dell’occhio, chiamato “fotobiomodulazione”. Questo trattamento permette di trattare diverse patologie retiniche, tra cui la Degenerazione Maculare Senile (2)(3)(4).

È interessante notare che l’irraggiamento luminoso previsto dalla fotobiomodulazione debba comprendere lo spettro del rosso (tra i 700 e gli 800 nanometri): si può quindi dire che i colori (in questo caso il rosso, ma anche i toni dell’ambra) ricoprano un ruolo importante anche dal punto di vista terapeutico.

Inoltre, la fotobiomodulazione, agendo sulla retina e rigenerandola, consente di migliorare la sensibilità visiva ai colori stessi, in un circolo virtuoso.

Un ulteriore aiuto per mantenere la retina in perfetta efficienza e prevenire anche eventuali deficit della percezione cromatica, può derivare dall’assunzione di uno specifico nutraceutico per la retina.

Ti sembra di avere una percezione alterata dei colori, hai disturbi retinici o sei interessato a un trattamento di fotobiomodulazione agli occhi? Contattaci: ti daremo tutte le informazioni che ti occorrono!

Referenze

(1) Pinelli R. “In viaggio con la luce – L’avventura del chirurgo che lavora con i fotoni” Mind Edizioni 2017

(2) Pinelli R, Bertelli M, Scaffidi E. “The first clinical case of dry age-related macular degeneration treated with photobiomodulation and nutraceuticals: a protocol proposal.” CellR4, 2020

(3) Pinelli R., Bertelli M., Scaffidi E., “Photobiomodulation shows the power of light. Study results demonstrate effectiveness in treating dry age-related macular degeneration” Ophtalmology Times Europe, 2020

(4) Pinelli R. et al. “Autophagy activation promoted by pulses of light and phytochemicals counteracting oxidative stress during age-related macular degeneration” International Journals of Molecular Sciences, 2023